labirintite acuta


Neppure tra i fiori c’è giustizia
Novembre 5, 2007, 11:48 pm
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“Neppure tra i fiori c’è giustizia”,
così disse alla mammola
la puzzolente piantaggine,
gialla d’invidia, capace di inghiottire anche le pietre.

“Ti va bene, ti va proprio bene
mammola profumata,
quando il pavone sul sentierino
passeggia fra le aiuole del giardino.

Per noi è dura, per noi invece è dura
stare là dove razzola la gallina,
con l’edera rampicante, la cuscuta, i rovi,
come tristi compagni.
I girasoli, il rosmarino,
la dalia piena di mediche virtù.
La viola del pensiero, il nasturzio
profumato di marzapane.

Il giaggiolo, fiore dei poveri,
fa venire mal di testa.
L’ortica punge, e il farfaraccio
ha il succo del pan di biscia.

Il ranuncolo, lo stoppione e il prezzemolo dei soldati,
sono tutte piante che non vogliono neppure i gatti.
Hanno odore di concime,
come la puzzolente verbena,
nessuno mai ha potuto ricavarne qualcosa.

Mentre nei bei pannolini (*)
come in una culla,
dorme il piccolo Gesù,
nell’erba dei porri e nel giunco di padule,
nella cicoria selvatica rammollita,
nel baccaro, nello smirnio di Candia
non c’è proprio niente”.

La bocca di leone, il vilucchio, il basilico e il mughetto
sentirono la piantaggine che si ribellava.
E allora uno disse: “Sei proprio cretina,
questa è la volontà del Signore, dunque deve essere così!

Neppure io sono una rosa o un nontiscordardime,
né un giacinto, o un lillà, o il fiore dell’ammiraglio!
Io sono il modesto ranuncolo, e non la rosa thea,
e sono felice così, visto che non sono un bucaneve!”

Rispose la piantaggine: “Mio dolce signore,
mi consenta una risposta rispettosa,
perché io non chino la testa a tutti come la campanula!

Voi profumate in giardino, come le viole del pensiero,
e noi ci beccano i passeri e gli altri uccelli.
Su noi sconciano le vacche e lo zingaro viene a pisciare,
sul pan di biscia, sui sempreverdi.
Sui bei pannolini dorme il figlio di Dio,
la gramigna, la piantaggine, neanche il diavolo le guarda.

O forse sarà che al mondo dev’essere proprio così,
che su qualcuno pisciano vacche e zingari,
e altri invece profumano in giardino,
e se dev’essere così, allora sia,
e io, da invidioso, affamato e imbecille,
mi metterò per cappello un papavero rosso fiammante,
e venga pure il vento, la grigia tramontana!

La tramontana, che ti spella, incubo di bisce e girini,
porterà via i colori dai vostri variopinti pantaloni,
e a noi non farà niente, tanto siamo rovi di campo,
luoghi impervi, piantaggini e ciambelle di vacca!”

(*) Immagine popolare con cui viene chiamato il fiore della pianta del tanaceto

Miroslav Krelza
Le ballate di Petrica Kerempuh

trad. di Silvio Ferrari

Einaudi