L’ESTATE DI SAN MARTINO
Questi che scopa, scopa
le sue foglie d’autunno
nel sol di San Martino,
questo buffo becchino,
in tuta, malinconico,
che i pensieri di casa
nella scopa travasa,
mentre la fa pei lastrici
puliti andar per nulla
tra il vento che gli frulla
le crepitanti foglie,
via! povero gnomo…
E soltanto gli giova,
di quel lavoro inutile,
quel che ripensa e cova
dell’umil vita in sé:
lì presso, intanto, un cumulo
di tali foglie brucia,
e quieto par che dica:
- Ad altro m’indirizzo
col mio bel ghiribizzo
di fumo al vento; e… senti,
senti sì come odora
di ciò che fu e sarà! -
Di quante libertà
fatto è il mattino: ognuno
ha la sua propria, e tutte
ne fann’una; e niuna è sola,
e tutte sono sole:
e c’è il sole per tutti.
Anche per me, simpatico
passeggiator che passo
e sbocconcello un pane
con l’uva e il ramerino,
e con l’occhio strapazzo
(tal quale un giovinastro
le fuggiasche ragazze),
l’aria fresca, pungente,
le frasche d’un giardino,
il mio caro spazzino.
Carlo Betocchi
da “Dalla verde persiana“
in L’estate di San Martino (1961)
